“Il libro è un bene primario, il lockdown ha fatto riscoprire l’importanza della lettura”

Al piano terra del Maximo si trova la libreria Feltrinelli Roma Laurentino, un nuovo importante punto di riferimento per la cultura nel quartiere. Abbiamo chiesto al direttore della libreria, Andrea Oliva, di raccontarci cosa ha scoperto sui lettori e sulle loro abitudini nei mesi difficili che ci stiamo lasciando alle spalle e cosa ci aspetta con il ritorno alla normalità.

Con la seconda ondata Covid le librerie sono rimaste aperte anche in zona rossa: il libro è  stato considerato un bene essenziale al pari del cibo. È giusto sia così?
La riscoperta più importante è sicuramente quella verso la lettura. In questi mesi leggere il libro è stato spesso l’unico modo per accedere ad un intrattenimento culturale di livello. Con i teatri ed i cinema chiusi, i concerti sospesi, la lettura ha rappresentato e rappresenta uno dei pochi svaghi disponibili. In quest’ottica il libro a ragione è stato considerato un bene primario, essenziale per la formazione sociale e culturale degli individui e più in generale per la vita democratica del paese.

Come sono andati questi primi mesi di apertura della libreria al Maximo?
Il centro commerciale ha aperto in piena seconda ondata e abbiamo affrontato il periodo natalizio con restrizioni molto rigide e che ci hanno fatto restare chiusi nei giorni che solitamente registrano un afflusso maggiore. Ciononostante credo che stiamo facendo un ottimo lavoro, la libreria inizia ad avere uno zoccolo duro di clienti fissi e un buon afflusso quotidiano. L’offerta è varia ed oltre ai libri comprende cartoleria e gadget, vinili ed una piccola selezione di CD e DVD oltre agli strumenti musicali. Inoltre abbiamo attivato il servizio whatsapp per restare in contatto più diretto e veloce con la clientela. La recente riapertura nei weekend dei centri commerciali fa ben sperare per il futuro.

Avete notato nuove abitudini di lettura in questo periodo così particolare?
In questo periodo sono definitivamente esplosi i manga che avevano già prima della pandemia una buona risposta da parte soprattutto dei più giovani ed oggi rappresentano una percentuale molto importante delle vendite totali dei libri. Questo processo, già in crescita, credo che possa essere stato accelerato dalla contemporanea diffusione su tutte le piattaforme di streaming dei cosiddetti “anime”, i cartoni animati giapponesi tratti appunto dai manga.

Quali sono stati i titoli che hanno venduto di più durante la pandemia o tipologie di libri che hanno avuto più successo rispetto ad altri?
Durante i primi mesi di riapertura post lockdown si sono molto venduti libri che spiegavano in maniera sia scientifica che sociologica le cause e gli effetti della pandemia sulle nostre vite. Il titolo che più di tutti ha avuto successo è stato Spillover di David Quammen , un libro scritto nel 2012 che analizza in maniera scientifica come virus che colpiscono gli animali possano fare il salto di specie e dar vita ad una pandemia.  In questo periodo di ritorno ad una vita che si avvicina sempre di più alla normalità è tornata prepotentemente la voglia di farsi raccontare storie. In quest’ottica molteplici sono le novità di narrativa uscite. Penso al secondo attesissimo volume della saga dei Florio di Stefania Auci “L’inverno dei leoni” o a “Il libro delle case” di Andrea Bajani, un viaggio onirico alla scoperta della storia di un uomo attraverso la storia delle case in cui ha vissuto.

C’è stata qualche riscoperta, magari qualche classico, durante la pandemia?
Molti sono stati i libri riscoperti durante la pandemia e tra loro molti classici. Tra loro sicuramente i più richiesti sono quelli che hanno in qualche modo attinenza con il periodo che stiamo vivendo. Mi vengono in mente “La peste” di Camus, “Le notti bianche” di Dostoevskij e “I promessi sposi” di Manzoni. Inoltre nel 2021 c’è stata la liberalizzazione dei diritti d’autore delle opere di George Orwell e le opere dell’autore sono tornate alla ribalta.

Ci sono stati altri articoli e prodotti presenti in libreria che hanno avuto particolare richiesta in questo periodo?
L’obbligo a restare più tempo in casa ha dato un importante sviluppo ai giochi da tavola. Dai più classici Monopoly o Taboo fino a due giochi moderni e molto diffusi come Dixit e Aster. Inoltre stiamo assistendo ad un sempre crescente interesse per le mug e le bottiglie termiche, dovuto anche ad una maggiore attenzione alla questione ambientale. In quest’ottica la Feltrinelli ha introdotto una nuova linea di oggettistica e cartoleria denominata Openwor(l)ds che, oltre a mug e bottle, completa l’offerta con taccuini, shoppers, borse e porta pranzo.

Quanto si è fatta sentire la mancanza degli eventi in libreria?
Gli eventi, da sempre, sono una parte importantissima del nostro lavoro. Negli anni la Feltrinelli si è contraddistinta per la grande varietà ed offerta di eventi di ogni tipo: dalle presentazioni dei libri, ai firmacopie fino agli eventi live con alcuni dei protagonisti della scena musicale italiana. La mancanza di tutto questo si è sicuramente fatta sentire ma in compenso tante sono state le occasioni di incontri in streaming visibili sul canale Feltrinelli Live o sulle pagine social della Feltrinelli. Per quanto riguarda il centro commerciale credo che ci siano le basi per creare un’importante sinergia ed iniziare un lavoro congiunto che possa portarci appena possibile ad organizzare incontri. A seguito dell’alleggerimento delle restrizioni abbiamo iniziato ad organizzare dei firmacopie che riportano gli autori a contatto con il pubblico. Speriamo che questo sia solo l’inizio.

 

 

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